L’importanza delle materie prime
di Daniela Zanini

Non basta scegliere cosa mettere nel piatto. Per prenderci davvero cura di noi stessi, dobbiamo chiederci anche da dove arrivano gli alimenti che portiamo ogni giorno in tavola.
Negli ultimi sessant’anni sono state inventate e immesse sul mercato circa 80.000 nuove sostanze chimiche, spesso senza un’adeguata sperimentazione. Sono state utilizzate in agricoltura come pesticidi, concimi chimici e trattamenti conservanti post-raccolta; nell’industria alimentare come conservanti, edulcoranti, coloranti, addensanti e aromatizzanti. E compongono anche una parte importante dei contenitori degli alimenti che acquistiamo al supermercato, acqua in primis.
A questo si aggiunge il fatto che, da diversi anni, numerosi alimenti geneticamente modificati sono stati immessi sul mercato dopo sperimentazioni sommarie.
Non possiamo restare passivi
Siamo continuamente esposti a sostanze che stressano il nostro organismo. Comprenderete quindi quanto sia importante prendere in mano la situazione: non possiamo limitarci a restare passivi.
Quando suggerisco ai miei clienti di fare maggiore attenzione alla qualità delle materie prime, la prima obiezione è quasi sempre la stessa.
“Se sono in commercio, saranno sicuri”
Se un prodotto è in vendita, significa che qualcuno ne ha approvato la commercializzazione: possiamo quindi stare abbastanza tranquilli. È un ragionamento comprensibile, ma purtroppo non corrisponde alla realtà.
L’equivoco nasce dal fatto che i limiti relativi a pesticidi, conservanti, coloranti e altre sostanze vengono stabiliti senza considerare davvero l’effetto accumulo. Eppure, ogni giorno veniamo a contatto con numerose sostanze chimiche, provenienti da fonti diverse.
Pensiamo a un pasto qualunque composto da:
- verdura non biologica, con possibili residui di pesticidi e concimi chimici
- carne proveniente da allevamenti intensivi, con ormoni e antibiotici
- salumi, contenenti nitriti, coloranti e insaporitori
- acqua minerale, con possibili nanoplastiche
- pasta o pane, con pesticidi, emulsionanti e conservanti
Quale sarà, alla fine, il carico totale di tossine che stiamo assumendo?
La qualità viene prima di tutto
Scegliere alimenti che apportino al nostro organismo i giusti nutrienti e mangiare in modo equilibrato, senza eccessi, è certamente importante. Ma è solo una parte del percorso.
Una volta decisa la composizione del piatto, il problema principale diventa procurarsi materie prime di qualità.
Qualche linea guida per scegliere meglio
Verdura, frutta e cereali integrali dovrebbero essere biologici. Oltre a non contenere residui chimici, presentano anche un maggiore contenuto di vitamine e sali minerali. Cercate prodotti a chilometro zero o, meglio ancora, coltivate un piccolo orto.
La carne dovrebbe provenire da animali allevati al pascolo o in fattorie a terra, alimentati senza ormoni e antibiotici. In caso contrario, forse è meglio non mangiarla.
Anche i derivati latte, formaggi, burro e altri dovrebbero essere biologici, per evitare di assumere le stesse sostanze presenti nella carne.
Il pesce non dovrebbe provenire da allevamenti intensivi. L’ideale è scegliere pesce pescato e di piccola taglia, come alici, sardine e seppiette, per non assumere troppo mercurio. Esiste anche pesce allevato con metodi biologici, anche se non è sempre facile da trovare.
I prodotti da forno, soprattutto quelli preparati con farine raffinate e zuccheri, e il cibo industriale contengono spesso additivi e grassi di scarsa qualità. Preferite quindi alimenti freschi e preparati da voi.
E, soprattutto: leggete le etichette.
A questo proposito, potete utilizzare l’applicazione Yuka che potete scaricare sul telefono: basta inquadrare il codice a barre di un prodotto per conoscere gli ingredienti e ricevere una valutazione sugli additivi presenti.
In alternativa, potete approfondire l’argomento con il libro Gli additivi alimentari di Marina Mariani e Stefania Testa, Macro Edizioni.
Qualcuno mi ha detto che leggere quel libro è una forma di masochismo. Forse è vero… ma sapere è sempre meglio, non trovate?
“Mangiare biologico costa troppo”
Ed ecco arrivare la seconda obiezione: “Mi piacerebbe comprare biologico, ma non posso permettermelo economicamente”.
È vero: scegliere prodotti biologici può comportare una spesa maggiore. Ma è anche un investimento importante per la nostra salute e per quella dei nostri figli.
Inoltre, potreste adottare alcuni accorgimenti per contenere i costi:
- Coltivare un orto
- Accordarsi con amici che coltivano un orto e scambiarsi prodotti
- Trovare un contadino nella propria zona e acquistare frutta e verdura direttamente dal produttore
- Iscriversi a un Gruppo di Acquisto Solidale (GAS), che acquista cibo biologico direttamente dai produttori: saltando il passaggio dei distributori si può risparmiare circa il 20%.
- Cucinare, invece di acquistare cibi pronti
- Decidere di risparmiare su altri fronti per destinare una parte del budget al cibo
Un investimento che parla di futuro
Con un po’ di fantasia, sono certa che possiate trovare molte altre soluzioni. L’importante è iniziare a considerare il cibo per ciò che è davvero: una scelta quotidiana che può influire profondamente sul nostro benessere.
Perché, in fondo, senza salute e senza energia, tutto il resto perde di significato.